Prospettive… rosee?

Abbiamo girato le strade di Pistoia “Con il naso all’insù”. Siamo anche andate alla scoperta della toponomastica femminile sostando alla Biblioteca Forteguerriana e scoperto la ricchezza del Museo del Ricamo, appositamente aperti per noi. Ci siamo soffermate sul lungo Brana ad ascoltare le Donne di Carta che con le loro letture allietavano il cammino, e in alcuni luoghi fra i più seducenti della città (come per esempio santuario della Madonna dell’Umiltà e di San Giovanni Fuorcivitas) che allievi del Liceo Artistico Petrocchi hanno raccontato per noi, esaltandone il valore. Insomma, ne abbiamo inventate davvero di tutti i colori per gustare Pistoia in tante forme e far sì che la nostra Camminata in città fosse un crescendo di entusiasmo.

E ferma restando la predominante rosa del nostro agire – amiamo essere ottimiste – anche per questo 2019 abbiamo scelto di colorare la prima domenica di ottobre non soltanto con la gioia dell’arcobaleno che contraddistingue il logo di Voglia di Vivere, ma anche di dare al rosa una pennellata di verde… quel verde per antonomasia associato alla bellezza dell’ambiente, e che è anche il colore scelto a rappresentare il seno metastatico. Due temi che ci sono cari, verso i quali abbiamo scelto di orientare ancor maggiore impegno: proprio perché vogliamo agire con ottimismo!

L’ottimismo che prende vita dai piccoli gesti quotidiani, piccole attenzioni da dedicare a noi, agli altri, al mondo che ci circonda… qualcuno le chiama gentilezza, altri consapevolezza, altri rispetto… sono piccole attenzioni che rendono la vita migliore e che, come accade per le gocce d’acqua, una volta insieme diventano forza prorompente. Come la forza del volontariato, delle tante persone che, ciascuna secondo le proprie possibilità, rendono disponibile una parte del loro tempo per offrire qualcosa di sé agli altri.

E il primo beneficio arriva proprio a chi li compie, i piccoli gesti, perché la gentilezza genera pensieri positivi, che diventando sana abitudine fa il resto. Ecco che con la Camminata in città 2019 abbiamo scelto di dedicare ai piccoli gesti più attenzione di quanto abitualmente mettiamo nel fare le cose, così da renderla festa della gentilezza. La Camminata è infatti un momento di consapevolezza, per ricordare come la salute passi da poche ma importanti scelte: quella di controllarsi con regolarità, e mantenere uno stile di vita che segua – appunto! – piccole ma essenziali regole di ben-essere. Per apprezzarla nella sula completezza, scopriamo alcuni dettagli sulla Camminata 2019. Clicca sui titoli per gli approfondimenti:

 

PER TUTTE LE INFORMAZIONI SULL’EVENTO E SU COME ISCRIVERTI VISITA LA PAGINA CLICCA QUI

 

No ball, sì party!

A decretare l’inizio ufficiale della Camminata in città è stato sin dalla prima edizione il lancio di allegri palloncini rosa, che aprendosi al cielo scandivano tutta la Voglia di Vivere che la manifestazione rappresenta.

Ci siamo però rese conto che questa medaglia gioiosa ha un rovescio per nulla benevolo, contrario anzi a ogni messaggio di salute che la nostra Associazione da sempre si impegna a diffondere. Perciò abbiamo scelto di rinunciare a quel momento così partecipato, perché in realtà i danni che i palloncini possono provocare sono molto gravi, per tutti gli animali (terrestri e marini): il progetto CleanSeaLife lo ha dimostrato, e continua a dimostrarlo, con i fatti (ringraziamo Eleonora de Sabata per l’uso delle immagini: chi volesse conoscere più a fondo il progetto può farlo cliccando qui).

Però… la festa deve essere festa, e ormai ci conoscete abbastanza da sapere con certezza che potete fidarvi quando assicuriamo che il “via” alla Camminata 2019 sarà scandito da un momento di grande allegria: abbiamo già un’alternativa ai palloncini, certamente non meno simpatica… anzi!

Chi sarà con noi domenica 6 ottobre, potrà verificarlo da sé!

TORNA ALL’ARTICOLO PRINCIPALE

 

Camminata in Città: La nuova maglietta 2019

Ciao, mi presento.

Sono Riccardo Ciulli, studente universitario, indaffarato e molto, molto creativo. Ho iniziato a collaborare con Voglia di Vivere tra il 2016 ed il 2017, quando, studente del Liceo Artistico Policarpo Petrocchi di Pistoia mi sono ben” piazzato” al concorso “Ottobre Rosa… Passaparola”, dedicato alla prevenzione del tumore al seno. Mi sono classificato secondo con un logo “save your life”che raffigurava un “omino”(a me piace chiamarlo così) stilizzato a forma di cuore che riprendeva la forma del fiocco rosa(simbolo della prevenzione del tumore al seno). I colori scelti, l’azzurro ed rosa perchè non dobbiamo dimenticare che il tumore al seno, anche se con incidenza bassissima, riguarda anche noi maschietti! Quest’anno, in occasione della 6^ Edizione della Camminata in Città, Deanna, la Presidente, mi ha di nuovo contattato per ripensare ad un logo “aggiornato”.per la nuova maglietta.

Entusiasmo alle stelle, mi sono messo al lavoro ed il risultato, che sarà visibile sulle nuove magliette edizione 2019, ve lo anticipo con immenso piacere.

Il mio nuovo lavoro ricorda il “vecchio” ma con una maggiore attenzione al cuore stesso ed i colori simbolo delle Metavivor (donne con tumore metastatico al seno).

Il rosa simboleggia la prevenzione ed il verde la cura, infatti, la cura contiene la prevenzione in una sorta di cuore.

Ho voluto, con questo mio nuovo lavoro “omaggiare” e ringraziare tutte quelle donne che combattono e lottano per la loro vita con tenacia, autostima nonostante tutte le difficoltà che incontrano durante il loro difficile percorso di malattia. Il mio nuovo fiocco vorrei ricordasse alle donne l’importanza della prevenzione e diventasse “il cuore” aperto alla vita; un messaggio di forza per tutte quelle donne che con coraggio e determinazione vogliono combattere e non perdere mai la speranza: il mio fiocco è speranza!

Un grazie a tut coloro che ogni  anno indossano la maglietta con il mio ” fiocco”  con la speranza, nel mio piccolo, di dare un contributo alla diffusione della cultura della prevenzione. Un forte abbraccio a tutti!

Ciao e…ci vediamo il 6 Ottobre al Chiostro di san Lorenzo. Vi aspetto.

il trucco...

Il trucco…per sentirsi bene!

L’immagine che ogni persona ha di sé è frutto di un processo che dura tutta la vita, un aspetto che nel tempo, subisce modifiche, richiede accorgimenti e che, a volte, è più affine a chi si è, mentre altre è più lontana.
Parlare di “Immagine di sé” è parlare di un qualcosa di complesso fatto di immagini, percezioni auditive (parole e suoni), sensazioni cinestesiche, odori e sapori. Ma è anche riduttivo parlarne al singolare perché vi sono molteplici immagini di sé! Non si tratta un oggetto concreto, come una fotografia, ma di un processo. Ogni persona ne ha varie, a seconda dei contesti, dei ruoli in cui si trova a vivere ed agire.
L’idea che ognuno ha di se stesso si basa su tutte le esperienze personali e nasce da una “selezione” tra tutte quelle vissute. Selezionare le esperienze significa portarne in primo piano alcune ed è la salienza affettiva di ciascuna che fa sì che alcune rimangano accessibili alla consapevolezza ed altre stiano più sullo sfondo o vengano rimosse.
L’immagine che viene fuori da questo processo è quindi una mappa di se stessi e permette di riconoscersi e sentirsi “casa” nel proprio corpo. E, come in tutte le case, talvolta si può non star più bene.
Le terapie farmacologiche e gli interventi chirurgici, per esempio, possono modificare la percezione che si ha della propria immagine dal momento che esercitano una grande influenza sul corpo nel suo insieme.
Gli effetti collaterali delle terapie spesso portano a modificazioni repentine del proprio aspetto fisico che, per quanto transitorie, possono contribuire ad una caduta importante del tono dell’umore della persona che le vive.
“Perderò i capelli? Si vedrà la cicatrice? Avrò la forza di guardarmi allo specchio?”. Sono alcune delle domande che, in particolare, le donne si pongono e pongono ai curanti dopo aver ricevuto la diagnosi di tumore. Domande che, insieme ad altre continuano a risuonare nella mente.
I cambiamenti estetici possono spaventare anche chi, fino al giorno prima, riferiva di non prestare attenzione alla propria immagine: ma è normale farlo! Anche attraverso il corpo si comunica con il mondo esterno.
Occuparsi dell’aspetto fisico non è un vezzo, ma è un aspetto che non può che aiutare a mantenere un filo di continuità con la propria storia, fra il prima ed il dopo della diagnosi. Occuparsi di sé anche dal lato estetico significa occuparsi della propria vita, migliorandone la qualità anche in un periodo particolare come quello delle cure.
Pensare a sé e alla propria bellezza, nonostante il tumore significa anche modificare la percezione che si ha di se stessi, valorizzando i punti di forza senza “correre” a nascondere le eventuali conseguenze delle cure.
L’Associazione Voglia di Vivere, da sempre attenta alla qualità della vita delle donne e al loro benessere, propone un percorso per imparare a prendersi cura di sé e della propria immagine aperto alle donne in cura farmacologica e non solo. L’obiettivo è dare degli strumenti per sentirsi bene con se stesse ed affrontare la vita con un po’ di fiducia in più.

Claudia Bonari

Cena d’estate

Occasione piacevole alla quale Voglia di Vivere ci ha abituati, sono i momenti conviviali che richiamano intorno alla tavola un bel numero di persone. Sarà perché, è risaputo, a tavola non si invecchia oppure per la gustosità dei cibi, semplici ma preparati con accurata attenzione e conditi con la simpatia, fatto sta che sono sempre di più coloro che rispondono con entusiasmo all’invito che l’associazione rivolge ai cittadini. Sarà, forse, che c’è anche un qualcosa in più a rendere questi incontri davvero speciali?

Alla tavola di Voglia di Vivere, infatti, convivialità fa rima con solidarietà, visto che il ricavato della cena (ma il discorso vale per ogni altra iniziativa, come per esempio la Camminata in città), serve a finanziare i servizi che l’associazione assicura ai pazienti oncologici.

Perciò, venerdì 19 luglio vedete di essere liberi (se non lo siete, liberatevi!) perché c’è la Cena d’estate: e guardate anche di portare tanti amici! Il menù? Appetitosissimo… da compleanno, quello per i 30 anni della Associazione (leggi la presentazione Voglia di Vivere):

  • antipasto misto
  • maccheroni alla Voglia di Vivere
  • arrosto misto con patate e insalata
  • una dolce sorpresa

E poi acqua e vino a volontà e tanta musica, perché il buonumore è la prima medicina per la buona salute, oltre al piacere di aver fatto un gesto generoso, rivolto a qualcuno che non conosciamo ma che certamente ne ha bisogno.

Perciò, prendete nota che:

  • la cena è organizzata al Circolo ARCI di Ponte alle Tavole (via Gora e Barbatole 209, tel. 0573 401216)
  • le prenotazioni saranno chiuse martedì 16 luglio, quindi chiamate presto al numero 0573 364345 per non perdere la serata
  • è prevista una donazione minima di € 20,00 a persona

ARRIVEDERCI A TAVOLA!

 

dormire bene

DORMO QUINDI SONO

Perché bisogna dormire?”

Può sembrare facile rispondere a questa domanda ma spesso ci accorgiamo di quanto sia importante dormire bene (e di quanto sia difficile farlo) soltanto quando non ci si riesce più. In un’epoca in cui le persone devono rispettare tempi sempre più veloci, concedersi momenti di quiete è come una sfida ma diventa sempre più necessario per rafforzare il sistema organico.

Di per sé, il sonno, è un processo fisiologico che rappresenta un momento fondamentale di rigenerazione, di pausa e di eliminazione delle tossine e regolazione del metabolismo. Facilmente, però, è sottoposto a turbamenti a carico di fattori organici, psicologici e/o ambientali.

Durante il sonno, infatti, i ritmi biologici rallentano, l’organismo recupera le energie spese durante la giornata, il Sistema Nervoso riduce al minimo la sua attività a favore del Sistema Immunitario che, invece, la incrementa: la temperatura si abbassa, il metabolismo rallenta, la pressione sanguigna di stabilizza ed i tessuti si rigenerano.

A seconda dell’età anagrafica si ha bisogno di dormire una quantità di ore diversa per notte e il fabbisogno di riposo è una caratteristica individuale. Il passaggio dallo stato di veglia al sonno è regolato da una tempistica che varia da persona a persona e, in ognuna, può variare a seconda dell’età e del momento della vita.

Il primo accorgimento è quello di individuare le proprie esigenze di riposo e far di tutto per rispettarle poiché le variazioni (risvegli anticipati o lunghe notti senza sonno), così come livelli insufficienti di sonno e disallineamento circadiano, rappresentano un’alterazione dell’equilibrio naturale e possono portare, a lungo andare, a disturbi del sonno, insonnia e, più in generale possono influire negativamente su molti processi corporei, aumentando il rischio di malattie cardiovascolari, oncologiche e diabete. Seguire il ritmo fisiologico naturale è di fondamentale importanza per non ritrovarsi stanchi e sonnolenti già di prima mattina, compromettendo il proprio tono dell’umore ed anche le proprie relazioni sociali.

Se anche i sonnellini possono portare ristoro, questi non possono sostituire il sonno durante le ore notturne: il nostro organismo è programmato per dormire di notte e per attivare in quelle ore tutti i processi di sostegno alla salute che sono biologicamente determinati.

Nello studio recentemente pubblicato su Sleep Medicine, i ricercatori sostengono che, in persone che, prima dello studio si coricavano molto tardi, anticipare la sveglia e coricarsi due ore prima rispetto al solito, ha comportato miglioramenti in termini di benessere mentale e fisico. Dalle analisi condotte è risultato che i partecipanti allo studio hanno migliorato le prestazioni cognitive con tempi di reazione più veloci e livelli più bassi di depressione, stress e sonnolenza nella mattinata. I ricercatori consigliano, quindi, di stabilire routine semplici che portino a regolare gli orologi interni migliorando la propria salute fisica e mentale complessiva.

Queste consapevolezze, insieme al caldo di questa estate che sta arrivando ma che, prepotentemente, si è già presentato ed inevitabilmente aiuta a rallentare i ritmi, possono essere prese come tempo per recuperare le energie e dare ristoro al nostro corpo e alla nostra mente.

Claudia Bonari

Piccole grandi passioni

Frutto saporitamente sensuale, il ciliegia inizia a raccontarsi con la delicatezza dei petali color rosa pallido da cui sarà generata, dopo che l’albero si sarà acceso nelle tinte forti da cui si alimentano anche le storie che dipingono la ciliegia, talvolta come frutto del peccato, altre volte come omaggio ed esaltazione della bellezza femminile. Così, il ciliegio è prima di tutto una leggenda, arrivata fino a noi dal Medio Oriente grazie al palato fine dei nostri avi Romani che – per nostra fortuna! – la diffusero per le terre dell’Impero. Colombo e successori fecero il resto, così che oggi il ciliegio è una pianta che si trova in molte parti del mondo. Una pianta che porta con sé storie affascinanti, ma razionalmente smontate dai botanici nel momento in cui ne hanno ridotto la suadenza a meno nobile rango, classificando la pianta nel genere dei prugni: la varietà Prunus avium, comunemente coltivate a frutto dolce, e la Prunus cerasus con le tipologie di ciliegia più acidula, come visciole o amarasche.

Il periodo di maturazione va da maggio ad agosto, a seconda del tipo di pianta e delle zone in cui cresce, ma si può utilizzare in moltissime maniere: sotto spirito, sciroppata, trasformata in gelatine o confetture, essiccata o candita… e in ogni modo sarà sempre un gran piacere gustarla.

Alessandra Chirimischi

 

Social network

Le buone informazioni

Quanto è importante avere informazioni corrette sulla salute?

Secondo l’ultimo rapporto Censis, circa una persona su tre utilizza il web per avere informazioni sulla salute. In particolare, il 90,4% ricerca sintomi e cause di specifiche patologie.

Questi dati allarmanti hanno portato l’Istituto Superiore di Sanità a creare un portale (https://www.issalute.it/index.php/falsi-miti) volto a smascherare bufale, falsi miti e convinzioni pseudoscientifiche dannose per la salute.

Nel web si trova ogni informazione ed il suo contrario. Proprio per il contenuto che ogni notizia porta, vengono agganciate emozioni che hanno un impatto potente e tanto devastante quando si è già in una situazione di sofferenza e preoccupazione per la salute.

Nel sito dell’Istituto Superiore di Sanità, sono già state smascherate 150 “notizie” alle quali è stata data una spiegazione scientifica a sostegno del fatto che siano bufale.

Sul portale, poi, sono presenti quattro sezioni: “La salute A-Z”, “Stili di Vita e Ambiente”, “Falsi miti e Bufale” e “News”. Queste possono orientare il cittadino a trovare l’informazione inerente a ciò che sta cercando.

La cattiva informazione porta, con maggiore probabilità, le persone a fare scelte pericolose per la propria salute e per quella della propria famiglia. Promuovere senso critico è un obiettivo che ogni società che si voglia ritenere avanzata, deve rivolgere a ogni membro che la compone. La consapevolezza permette ad ognuno di compiere scelte coerenti con le proprie necessità ed i propri valori.

La questione delle bufale è un fenomeno che, con l’utilizzo sempre maggiore dei Social Network, ha avuto un incremento esponenziale creando confusione e disinformazione. In un mondo che sta facendo della velocità e del “non avere tempo” le proprie caratteristiche, le persone, spesso, non hanno voglia o tempo di approfondire e si fermano ad un livello superficiale. Su questo terreno fertile la “cattiva” notizia trova spazio e favorisce un vortice di preoccupazione, ansia e rabbia.

Consultare le fonti ufficiali che si basano su competenze e conoscenze scientifiche, porre domande ai curanti e non fermarsi alla prima notizia ma approfondire con professionisti qualificati del settore, può essere davvero ciò che aiuta ad avere una risposta soddisfacente e coerente con i bisogni emersi.

Tutto questo vale sempre, tanto più quando si parla di salute!

Claudia Bonari

A bottega dal Maestro di Cazzeggio

Si fa presto a dire “cazzeggio”, ma mica penserete di poterlo fare così, senza alcun criterio o logica: un cazzeggio degno di esser tale – quello serio – va fatto con tutti i crismi, che diamine! Perciò, come ogni altra attività che si rispetti, richiede adeguato periodo di apprendistato, pur riconoscendo che taluni siano naturalmente predisposti a farlo mentre altri no: in ogni caso, l’arte va sempre affinata per renderla protesa a divenir perfetta…

Come avrete notato – se ci frequentate abitualmente – il modo in cui ci esprimiamo è inconsueto rispetto al solito, ma dopo aver letto il libro “A bottega dal Maestro di Cazzeggio” e aver fatto tesoro dei suoi insegnamenti, non potevamo esimerci dal giocare un po’ con le parole! Avete già capito che questo libro ci è piaciuto molto, vero? E ci è piaciuto non solo perché, in quanto libro, rappresenta di per sé un viatico a star bene, ma anche per la piacevole ironia con la quale è scritto, che diventa il naturale viatico alla via del cazzeggio fatto come… gli dei, nessuno escluso, comandano! E se l’umore è buono, è cosa nota, stiamo proprio meglio.

A istruire sul grande gioco del cazzeggio è Massimo Tallone, personaggio che conosce così bene le parole da poter giocare con loro, fornendo simpaticamente ai neofiti le nozioni iniziatiche, e perfezionando i più esperti verso la sublimazione dello stare piacevolmente insieme agli altri. Il libro è strutturato in 32 lezioni, con le istruzioni basilari: come fare per ottenere i risultati migliori (a cominciare dalla scelta di vino più adatto ad accompagnare ogni occasione), ma anche come “sgamare” un cazzeggiatore fasullo che, manchevole dei requisiti necessari a partecipare al gioco, rovinerebbe di sicuro l’atmosfera.

È un vero e proprio manuale per sopravvivere con successo nella nostra società malata, è una via di fuga dalle tensioni, e se a suo tempo avete apprezzato il “Manuale delle Giovani Marmotte”, sarete oggi facilitati nell’apprezzare – traendone gli opportuni benefici – le lezioni di Massimo Tallone. Esilarante!

Alessandra Chirimischi

Se vuoi maggiori informazioni, rivolgiti al punto prestito

Voglia di leggere

attivo presso la nostra associazione.

Intanto, ti informiamo che questo libro è già disponibile nel circuito REDOP

 

 

 

Delicato, come un mughetto

Quei piccoli, gustosi, teneri germoglini verdi che spuntano in primavera… ma quanto saranno buoni! Lo sapevano bene anche gli antichi Egizi, e ancor più li apprezzarono i Romani che ne erano golosissimi – pare che, fra i grandi estimatori, ci fosse pure Giulio Cesare! – e che contribuirono a diffonderli in Italia e nella Francia meridionale: i germogli in questione sono gli asparagi, pianta assai diffusa nelle fasce a clima temperato di Europa e Asia. La pianticella ha fiori minuscoli e verdi, che ricordano un po’ i petali del mughetto, con il quale ha in comune l’appartenenza alla famiglia delle liliacee.

L’Asparagus officinalis si trova in diverse varietà (a seconda del metodo di coltivazioni si possono avere asparagi bianchi – cresciuti interrati – e anche il violetto, o quello d’Alemagna per citarne alcuni), ma in assoluto il più diffuso è l’asparago verde (o asparago comune), tanto più pregiato quanto più è estesa la sua parte commestibile, quella tenera e carnosa. Alcune varietà precoci si trovano già verso febbraio, ma va in crescendo con l’arrivo della primavera fino ad arrivare al culmine fra maggio e giugno.

Sempre in questo periodo, e volendo abbinare al gusto dell’asparago una salutare passeggiata su terreni aridi e rocciosi, si può raccogliere la varietà selvatica, che si presenta più sottile e con foglie appuntite: prima di raccoglierla è bene però imparare a riconoscerla con sicurezza, e in caso abbiate incertezze su ciò che avete trovato… fatela vedere da un erborista fidato prima di cucinarla e mangiarla! Coltivati o selvatici che siano, questi deliziosi frutti primaverili si conservano bene in frigo per diversi giorni: basta avere l’accortezza di avvolgere le basi in un panno umido e poi riporli in una busta di carta prima di sistemarli nel piano per la verdura.

Gli asparagi a tavola sono molto generosi, non solo per le loro proprietà nutrizionali ma anche per i tanti modi in cui si prestano a essere preparati: al solito, basta un po’ di fantasia… et voilà, l’asparago è servito!

Alessandra Chirimischi

SE VUOI QUALCHE CONSIGLIO ALIMENTARE

LISA SEQUI TI INFORMA