Sala d’attesa

La sala d’attesa è, come noto, spazio in cui si cerca di ingannare il tempo che ci separa da un qualcosa di importante, sempre denso di belle aspettative: per esempio, preludio di una vacanza piacevole se l’attesa è per un mezzo di trasporto, che ci porterà alla destinazione desiderata.

Non da meno, quando l’attesa porta con sé il desiderio di sentirci dare notizie buone sulla nostra salute: come avviene quando si aspetta il nostro turno per la visita, per esempio a Voglia di Vivere.

Per questo la nostra sala d’attesa è ben curata, così da accogliere le donne con un sorriso, preparatorio a uno stato d’animo positivo che sempre fa bene all’umore.

Insieme a tutti gli oggetti amorevolmente preparati dalle volontarie del Laboratorio creativo, ci sono anche le pubblicazioni curate durante le attività in associazione, e non solo.

Ci sono infatti anche alcuni libri realizzati da altri, e che a Voglia di Vivere sono arrivati per simpatia e condivisione:

Piccole cose, piccole attenzioni, piccole coccole che rendono l’attesa a Voglia di Vivere momento in cui poter approfondire la reciproca conoscenza: Voglia di Vivere di voi, e voi di Voglia di Vivere!

 

Libri, che passione!

La nostra associazione ha sempre riservato attenzione alla lettura: non è caso che, dal 15 febbraio 2017 sia sede di Voglia di leggere, vale a dire il punto prestito aperto in collaborazione con la Biblioteca San Giorgio e con l’associazione Amici della San Giorgio. Questo perché, come affermò l’allora Presidente Marta Porta durante l’inaugurazione «Leggere è un piacere che fa bene: comporta un aumento della qualità della vita anche in termini di salute psico-fisica della persona. Da sempre cerchiamo di educare le donne a una “vita in stile” e, l’immagine di una sala d’attesa dove chi aspetta possa guardare, sfogliare e scegliere un libro da portarsi a casa per leggere in completo relax, ci è sembrata una piacevolissima idea.»

Da allora abbiamo proseguito su questa via, scegliendo di consolidarla con la lettura guidata di testi idonei a diventare strumenti di stimolazione positiva del benessere, grazie all’attività di supporto psicologico, ma non solo.

Il primo passo fu il Quaderno del punto e a capo (oggi consegnato in collaborazione con la breast unit dell’ospedale alle pazienti prima del ricovero, ma in origine ideato per trascorrere insieme a loro il pomeriggio pre-intervento, alleggerendolo con tea e pasticcini), sul quale prendere nota delle proprie emozioni, paure e speranze che segnano il percorso di cura. Idea analoga fu Voglia di… far salotto con le amiche, in collaborazione con gli Amici della San Giorgio, che avrebbe dovuto svilupparsi con incontri mensili, in diversi locali cittadini, dove ritrovarsi e parlare di letture: purtroppo il Covid arrivò, scompigliando anche i nostri programmi. Però… abituate come siamo a come riempire l’altra metà del bicchiere, durante il Covid abbiamo iniziato a offrire online un nuovo servizio con i laboratori di scrittura, apprezzati come vero e proprio toccasana per le consolarsi dall’isolamento forzato: un successo che dette il via al primo Atelier della parola svolto in presenza, laboratorio di narrazione terapeutica che ha avuto come risultato il libro A cuori scoperti, pubblicato da Romina Valentini Editore (alla quale è possibile richiedere il libro, contribuendo così anche a sostenere Voglia di Vivere, dal momento che l’editrice ci riconosce una percentuale sul prezzo di copertina).

Ci abbiamo preso gusto, e il passo successivo fu una nuova esperienza narrativa con il progetto Farcom A me il verde mi…, e anche in questo caso è stata realizzata una pubblicazione, seppure più modesta, ma densa del significato profondo sui benefici della narrazione (è possibile scaricare da qui la pubblicazione A me il verde mi…).

Adesso starete pensando che… dicono di leggere ma parlano di scrivere! Avete ragione, ma il fatto è che ogni buon atelier di narrazione porta con sé una buona dose di libri da leggere. Uno per tutti, il libro con il quale si aprì il primo Atelier della parola: Sulla soglia, della nostra concittadina Gianna Manzini, dove si legge che «La malattia è ricchezza. Soltanto gli imbecilli non lo sanno. Mai la vita è così ardente, così copiosa, così avida come nella malattia. Apre mille prospettive, con mille incroci, con mille probabilità, la malattia.»

Convintamente riteniamo che la lettura possa essere solo fonte di ispirazione, per conoscere meglio noi stessi e, poi, per raccontarci. In primis proprio a noi stesse.

 

 

Libri&benessere

Non è certo un farmaco miracoloso, non sostituisce alcun genere di terapia, ma di sicuro un buon libro non ha controindicazioni e, soprattutto, ha il potere di darci un gran benessere perché nel momento in cui leggiamo la fantasia spazia senza limiti, permettendo di indossare i panni del personaggio preferito, insieme al quale gioiamo e soffriamo, condividendo ogni sua emozione.

È in questa chiave di lettura che avremo il piacere di condividere le attività del Villaggio anche con gli Amici della San Giorgio: alcuni componenti del gruppo letterario Passeggiate Narrative, infatti, si alterneranno nella lettura di pagine tratte da alcuni libri che appassionano e aiutano a stare bene!

Ore 10 – spazio “C”

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Fai bei sogni

Nonostante tutto: ecco la chiave di lettura per questo libro, una filosofia di vita da applicare a ogni genere di situazione possa capitarci. A sedurre è una storia di dolore, perché di questo si tratta, ma proprio per questo riesce a rapire l’anima del lettore, attivando tutta l’empatia che sia possibile provare verso un bambino sofferente e verso i condizionamenti che porterà con sé per tutta la vita. È la storia in cui, se non tutti, molti si vedono come riflessi in uno specchio: poteva non essere coinvolgente? Una storia vera, vissuta e raccontata da Massimo Gramellini nel suo libro Fai bei sogni, il cui successo è stato determinato non soltanto per la nota abilità con cui sa giocare con le parole, bensì proprio da ciò che la storia rappresenta: una confessione, una condivisione nella fatica del crescere in cui ciascuno a modo proprio si identifica. Perché crescere è faticoso, anche se… nonostante tutto (o forse proprio per questo?) possiamo farcela, se mai smettiamo di sognare.

Quel nonostante tutto fa mutare ogni prospettiva, induce a riflessioni profonde sul fatto che, ci piaccia o no, la vita è un divenire, un banchetto in cui ci sono offerte sia vivande gradevoli sia sgradite. Piaccia o no, non sempre ci è concesso di scegliere, dobbiamo quindi imparare a convivere anche la sorte avversa, e con tutto ciò che comporta. Niente, però, può toglierci la bellezza dei nostri sogni, del voler continuare a coltivare la nostra voglia di vivere… nonostante tutto.

Alessandra Chirimischi

Se vuoi maggiori informazioni, rivolgiti al punto prestito

Voglia di leggere

attivo presso la nostra associazione.

Intanto, ti informiamo che questo libro è già disponibile nel circuito REDOP

 

 

Solo pane

Una storia come tante: lei che lascia il proprio lavoro e la casa natale per entrare nel nuovo ruolo di moglie. Una moglie – nel caso di Wynter Morrison, protagonista del romanzo “Solo pane” di Judi Hendricks – perfetta per il perfetto principe azzurro con il quale è convolata a nozze: impeccabili abiti firmati, indossati con signorile eleganza in occasioni mondane quando incontra gli amici/clienti del marito, inappuntabile padrona di una splendida casa in uno dei quartieri più eleganti della città… insomma, una moglie perfettamente plasmata a ciò che ci si aspetta da lei. Per sette anni vive un matrimonio felice, o apparentemente tale, fin quando si rompe l’incantesimo. E le certezze crollano.

Sull’inizio Wynter fatica non solo ad accettare l’idea che il marito voglia lasciarla, ma addirittura cade in uno stato di profonda depressione nell’attesa che lui torni in sé: un’attesa inutile quanto dolorosa, dalla quale però pian piano inizia a prendere forma la voglia di rimettersi in piedi, una volontà che… lievita insieme alla consapevolezza che la realtà è cambiata, e occorre costruirsi una nuova vita. Acquisisce finalmente il giusto atteggiamento per vincere.

È nel pane che Wynter trova il suo antidoto alla tristezza. O, meglio, lo trova nel fare il pane. Il piacere di impastarlo, di preparare il lievito madre, di imparare i segreti della panetteria: seguendo il profumo del pane torna con la memoria alla gioventù, quando ancora studentessa – durante una vacanza estiva trascorsa nella Francia meridionale – imparò l’arte nella panetteria. Ricordi che si inframmezzano con la ricerca della propria identità e di una nuova vita che pian piano prende forma intorno alla sua personalità, ai suoi desideri fino a sbocciare nella sua pienezza nel momento in cui Wyn riesce ad accettare la realtà per quella che è. Nel momento in cui riesce dalle difficoltà a trovare la via di uscita positiva, per se stessa.

Ha superato il proprio dolore grazie a una forza di volontà che è cresciuta in le delicatamente, come avviene con il pane quando è preparato con amore: il meraviglioso pane il cui profumo è per lei un antidepressivo naturale, la terapia più efficace quando affonda le mani nella farina e la impasta inebriandosi con l’odore del lievito da lei stessa preparato.

Dall’epilogo forse un po’ scontato – il classico lieto fine, come nelle fiabe, che però non vi raccontiamo per non rovinare la lettura – il romanzo è davvero molto gradevole, e pure originale per il ruolo da co-protagonista che viene riservato proprio al pane, con una trama nella quale molte donne si caleranno, sia per simpatia sia per empatia.

Dulcis in fundo, ma non cosa da poco, nel libro ci sono alcune interessanti ricette per preparare il pane, e pure qualche dolce con le ricette di una volta: vuoi vedere che potrà diventare anche il vostro toccasana?

Alessandra Chirimischi

Se vuoi maggiori informazioni, rivolgiti al punto prestito

Voglia di leggere

attivo presso la nostra associazione.

Intanto, ti informiamo che questo libro è già disponibile nel circuito REDOP